Fuochi d’artificio a Kazurabashi


“Vai lo stesso, non farmi incazzare”
Le tue ultime parole e poi il silenzio. I tuoi occhi si sono chiusi per sempre. Per me non si chiuderanno mai, ho il tuo sguardo stampato in testa.
Ti ho promesso di portarti sempre con me, nella tasca anteriore dei miei jeans.
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Avevamo deciso di prenotare questo viaggio una domenica di settembre, quando fuori dalla periferia, si sentiva il traffico della moltitudine di auto incolonnate in tangenziale, tutte di rientro dalle vacanze.
 
Fuori dalla finestra del nostro appartamento la vista del tramonto era un po’ malinconica, ma l’atmosfera ancora estiva e quell’albero di ciliegio piantato dal condominio qualche anno prima, ci avevano spinto verso questa nuova avventura.
 
Non avevamo dovuto pensarci molto, con Flaminia era così.
 
Non abbiamo mai fatto le cose con calma, i suoi occhi dardeggiavano come fuochi d’artificio e niente era più pianificabile, ti lasciavi travolgere e basta.
 
Tre mesi, una sessione di esami, e con quella che a me è sembrata la stessa velocità, quella fiamma dentro le tue iridi si è spenta.
 
Non ho più visto quei fuochi d’ artificio, non mi sono più sentito travolgere, non ho avuto più nessuna voglia di avventure né di guardare un tramonto, solo il vuoto e quel silenzio terribile.

“Vai lo stesso, non farmi incazzare” questa frase continua a perseguitarmi.  
 
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 “Signori e signore benvenuti a bordo di questo volo JAL678 Japan Airlines con destinazione Osaka”
 
Sono circa le 10 del mattino e la hostess mi serve la colazione, una pietanza a base di noodles e qualcosa di molliccio, che dopo un’analisi accurata si rivela essere un gamberetto agonizzante con l’aria di aver avuto dei gran brutti trascorsi.
 
Mi addormento e quando mi sveglio non sento il tuo profumo, ma l’alito di un signore di mezza età seduto sul sedile di fianco al mio, che sembra abbia optato per un menù a base di aglio per la sua ultima cena in Italia la sera prima.
 
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Mi ci sono voluti due giorni per abituarmi al jetlag, a questo cielo perennemente coperto dalle nubi, ma soprattutto a quella parte fredda del letto a due piazze della mia stanza d’hotel. 
 
Sono arrabbiato con te. Ci eravamo promessi che questa sarebbe stata solo una delle nostre mille avventure e invece mi hai lasciato solo, vincolato dalla promessa di partire lo stesso per questo viaggio che più che una vacanza mi sembra una tortura.
 
Pensavo che una volta arrivato qui ti avrei sentita più vicina, ma, ora più che mai, mi rendo conto di averti persa per sempre.
 
Ho litigato con l’agenzia di viaggi, le prossime tre notti non sono rimborsabili ed io ho solo voglia di ripartire, tornare a casa, ma non mi resta che mettermi sulla via per la prossima escursione: Kazurabashi.
 
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Quanto eri ossessionata da quel ponte di legno traballante, me ne hai parlato per ore come di un posto speciale. Io vedo solamente una lunga fila di turisti e non sento l’eccitazione che sembrano provare tutte queste persone.
Apro Spotify, il mio stato d’animo somiglia più a quello di chi è in coda alle poste.
 
Attraversare questo ponte da solo è inutile, avvicinandomi sempre di più e percependo l’altezza comincia anche a farmi paura. Venire qui è stata un’idea da schifo.
 
È il mio turno, faccio il primo passo e mi sporgo per guardare giù. 
 
Attraverso le assi di legno sotto i miei piedi intravedo quel flusso vorticoso della corrente del fiume,
ho le vertigini e comincio a vedere un po’ sfocato.
 
Sento le mie ginocchia che cominciano a cedere, mi sento debole, sento che la corrente del fiume potrebbe spazzare via me ed i miei pensieri una volta per tutte, forse sarebbe la cosa migliore a questo punto.
 
Le lacrime mi scorrono sulle guance, abbasso la testa e mi rendo conto che questa mattina ho indossato i jeans in cui avevo promesso ti avrei custodita per sempre.
 
Mi asciugo gli occhi, guardo ancora sotto di me.
Il sole fa capolino dalle nubi per la prima volta da quando sono in Giappone, ed il riflesso della luce sull’acqua sembra proprio brillare come le tue iridi. 
Tanti piccoli fasci di luce che si riflettono sull’acqua e luccicano come fuochi d’artificio.
 
Mi sento pervaso da una nuova consapevolezza, non sono solo.
 
La voce di Agliardi nelle cuffie mi ricorda che ci portiamo dentro chi non siamo riusciti ad avere accanto. 
 
Credo che abbia ragione.
Faccio finalmente un passo in più e sono pronto a proseguire.  
 
Amore mio, l’avventura è appena iniziata.  

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