Tutta una questione di scotch

3 valige

5 scatoloni 

3 zaini

Ed un paio di borsoni che chiedono pietà per quanto sono pieni.

Buffo come tutta la tua vita possa essere impacchettata così in fretta. 

Sono piena di polvere e tra uno starnuto e l’altro fisso lo scotch che è rimasto per terra, sono esausta, traslocare sembrava più facile nella mia testa, e invece mi sembra di essere più un veterano di guerra di ritorno a casa alla fine del quindici diciotto.

Ti accorgi del fondamentale ruolo dello scotch quando arriva il momento di mettere in piedi un trasferimento. Diventa il tuo cavaliere leale che ti promette di proteggere le cose più importanti che vuoi portare con te, sigilla patti di fedeltà con gli scatoloni, affronterà una serie infinita di guerre sui camion di DHL, sfidando senza paura buche, curve e persino quei fattorini poco delicati.

Mi trovo sdraiata sul letto a fissare una camera vuota, sono rimasti solo i segni di Pattafix e chiodi sui muri, quei piccoli supporti che hanno tenuto per tutto questo tempo al muro fotografie, quadri preferiti, ricordi, biglietti di concerti, bigliettini con dichiarazioni d’amore e calendari ricevuti a Natale. C‘è anche qualche scritta, frasi di canzoni che sembravano essere la colonna sonora di momenti indimenticabili, tutte firme indelebili da portare per sempre nel cuore.

Continuare a fissare questa stanza mi provoca un po’ di malinconia, mi sembra un po’ di rivedere un film in velocità, quindi opto per prendere il telefono, aprire Google e cercare su Treccani la definizione della parola trasloco. Il vocabolario italiano lo definisce: “L’azione del traslocare e del traslocarsi; è voce più comune nell’uso corrente di trasferimento, e indica soprattutto l’insieme di operazioni materiali nell’atto di cambiare abitazione o sede di attività”.  Mi soffermo sul passaggio “operazioni materiali”, ma non sono molto d’accordo, ora mi trovo a fare i conti con una serie di dinamiche assolutamente immateriali che non avevo preso in considerazione nel mio planning maniacale del trasferimento.

Ho una strana sensazione addosso, un po’ come quando sali sulle montagne russe e cominci a percorrere la salita sulla prima rampa. Sono proprio emozionata, in fondo si sta coronando quello che programmavo da tempo, ma proprio allo stesso tempo la paura sembra aver preso il controllo dell’amigdala del mio cervello, anche perché non so davvero cosà troverò quando arriverò sulla cima di questa prima ripidissima salita.

Il mio stomaco si è riempito di farfalle mentre immagino cosa potrà essere la mia realtà fra qualche giorno, come saranno i miei nuovi compagni di avventura, se saprò essere in grado di sentirmi protetta e felice nel mio nuovo angolo di mondo, ma soprattutto se troverò la spuma Pantene ricci perfetti al supermercato. Fermo un attimo il fiume emozionale per annotare una cosa importante, devo assolutamente comprarmi una scarpiera nuova, questa volta ho proprio deciso di tenere le scarpe in ordine, ma mentre lo scrivo sul notepad del mio iPhone una parte di me sa che non manterrò mai questa promessa, proprio come tutte quelle che faccio ogni 31 dicembre.

In questi giorni ho perso il conto degli aperitivi e cene di saluti che mi si sono accumulati, i colleghi, gli amici della palestra, gli amici del karaoke, quelli storici che vivono qui, e mi viene persino il dubbio se non fosse stato carino organizzare una birra con quelli del bar e panetteria sotto casa, in fondo sono stati anche loro protagonisti di questo atto. Comincio persino a sentire anche la loro mancanza.

“Manco stessi partendo per la guerra” continuo a ripetermi, ma va a finire sempre così, pochi attimi prima di decollare ti accorgi di quello che in realtà stai lasciando a terra e il bilancio è sempre più lungo di quello che avevi preventivato. Anche se andare oltre è forse la scelta più azzeccata dell’ultimo periodo.

Chiudo un attimo gli occhi e metto la mia canzone preferita, li riapro poco dopo disturbata dalle trecento notifiche arrivate sul mio cellulare, sto collezionando parecchi messaggi ultimamente, mi accorgo che qualcuno più di altri sentirà la mia mancanza, e così sarà per me.

Trovo la voglia di alzarmi di nuovo e rinforzo con un altro giro di nastro adesivo l’ultimo scatolone che era rimasto aperto, scongiurando qualsiasi rischio di far andare in mille pezzi tutto quello che c’è dentro. Prendo il mio biglietto di sola andata e lo metto con cura nel portafoglio, e finalmente posso mettere una spunta anche sull’ultima casella della mia lista infinita di cose da fare prima della partenza.

Mi vesto di corsa per l’aperitivo numero trecentodue e mi preparo a collezionare l’ultima ondata di abbracci e baci.

Sono davanti all’ascensore, da inguaribile ritardataria già in ritardo di 20 minuti, ma improvvisamente mi ricordo di aver dimenticato la cosa più importante dentro casa.

Ritorno velocemente indietro ed infilo in borsa un po’ di scotch, c’è sempre qualche saluto speciale da fissare bene prima di chiudere la porta.

Ora sono davvero pronta.

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