
Oggi è giovedì, il tempo è particolarmente soleggiato, l’estate comincia a farsi sentire, indosso un leggings e una t-shirt.
Potrebbe sembrare un giorno come gli altri, e invece no, il mio primo passo verso la libertà.
Mi siedo comoda, gambe incrociate, schiena appoggiata e mani sulle ginocchia. Chiudo gli occhi, ascolto il mio respiro, il mio battito cardiaco, il mio respiro di nuovo.
Bum, bum, bum, il mio cuore si ripete sempre allo stesso ritmo. Anzi, forse ho mancato un battito, ma questo non è importante.
Il silenzio, completo, le mie orecchie non si lasciano ingannare da nessun suono, non c’è niente, solo alcune vibrazioni sottili che si infilano sotto la pelle.
L’interruttore dice “off”, tutto spento, tranne i miei sensi, quelli mi servono per mantenere alto il mio livello di consapevolezza.
Ogni pensiero che prova a sfrecciare tra i miei lobi cerebrali viene spazzato via dalla mia anima, fatto da parte.
Mi fermo, sono ferma, eppure non sono mai stata così attenta.
Dieci secondi o dieci minuti? Anche il tempo non trova più il suo spazio, quasi come se si fosse fermato, per entrare in sintonia in questa nuova dimensione a cui mi sono attaccata.
Mi prude il naso, apro gli occhi. Bruscamente ritorno a terra, come se fossi caduta da un albero.
Sono quasi stordita, ma in qualche modo mi sento già meglio.
Per oggi va bene così.
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Ho passato gli ultimi giorni immobile, a pensare al mio passato, a tormentarmi per il mio futuro, a piangere per le emozioni provate e a rimpiangere quelle che mi sono negata. A pentirmi per le parole non pronunciate e a quelle invece che potevo evitare.
Quasi senza pensarci la rabbia prende il controllo della mia testa, improvvisamente un attacco d’ira immobilizza il mondo che ho intorno: rimpianti, paure, pensieri confusi.
Provo a mettermi a letto sperando che, una volta tirato il lenzuolo verso di me, possa trovare un po’ di pace e che al posto dei tanti pensieri, gli strani meccanismi della mia testa si trasformino in un carillon da una melodia piacevole.
Chiudo gli occhi, ma del silenzio neanche l’ombra. La notte porta soltanto un’altra cascata di domande, indecifrabili, sfrecciano dentro di me senza seguire un percorso preciso e mi lasciano addosso uno strano senso di confusione paralizzante. Le domande si trasformano in emozioni, che complice l’ora, mi travolgono e prendono il controllo.
Mi sento quasi una vittima innocente dei miei processi mentali e senza un joystick per riprendere a gestirli, finalmente però mi stanco, non faccio in tempo neanche ad iniziare un nuovo di ciclo di interrogatori che mi addormento.
Sei ore passano troppo in fretta e sono già le otto e mezza, i miei occhi intravedono un po’ di luce dalla tapparella, non sono neanche quasi totalmente aperti che la mia mia testa si sveglia improvvisamente dallo stand-by notturno e ricomincia a fare il backup del secondo ciclo di domande che erano rimaste in sospeso dalla sera prima.
Mia nonna diceva sempre che ad ogni domanda c’è una risposta, allora è arrivato il momento di cercarle.
Google registra all’incirca 4 miliardi di ricerche al giorno, mi sembra quindi il posto giusto dove cominciare ad indagare.
A fine giornata conto il mio bottino: ho accumulato trentacinque pagine web aperte, quattro nuovi libri nella mia libreria kindle e due corsi online iniziati, ma delle risposte neanche l’ombra, e anzi, forse adesso ho ancora più domande di ieri sera. Chiudo tutto e apro Instagram, comincio quindi a scorrere le foto, le storie dei miei amici e anche di quelli che amici non sono, sono impaziente, devo cercare. Apro whatsapp, scrivo messaggi, li cancello, registro, invio e mi rimetto ad aspettare risposte, che però non mi soddisfano e così ricomincio da capo.
Continuo a cercare, continuo a fare domande, le faccio agli autori dei miei libri preferiti, alle persone della mia vita, a quelle che amo, ai miei insegnanti, ai miei genitori, al web, ma niente. Tutti, in qualche modo, sono in grado di regalarmi grandi spunti di riflessione, ma niente di più.
Mi siedo, fisso le crepe sul muro, forse per oggi va bene così.
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Dicono tutti che una volta fatto il primo passo sia molto difficile tornare indietro. Per me invece è sempre stato molto facile, non ho mai avuto troppa pazienza per aspettare il secondo, e poi il terzo e forse addirittura il quarto, questa volta però assaporo una sensazione diversa, come se già potessi vedere in qualche modo il cartello di arrivo.
E’ successo tutto molto in fretta, le domande crescevano e la mia fame di trovare risposte sembrava essere bulimica, inghiottivo informazioni senza respirare per poi vomitare tutto poco dopo il pasto. Non ricordo bene perché, sarebbe più romantico citare quel momento magico in cui la mia vita è cambiata, ma ad un certo punto mi sono semplicemente fermata, mi sono seduta. La prima sensazione è stata quella di rifiuto, come se stare ferma a fissare il soffitto non mi avrebbe portato da nessuna parte, ma più ascoltavo quel silenzio più mi sembrava di farne parte davvero, ed improvvisamente non ero neanche più immobile.
Ci ho creduto, ci ho riprovato, mi sono riseduta in silenzio, poteva essere un giorno come un altro, e invece no, ho dimenticato le domande, di nuovo, e ho ascoltato il respiro, le emozioni si sono trasformate in energia e per la prima volta non ho avuto bisogno di risposte. Il mio primo passo verso la libertà.
Una frase celebre di Jung recita: “Chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si risveglia”. E allora ha ragione Carl, e forse anche mia nonna. Non smetterò di farmi domande a cui cercare risposte, ma quando mi stancherò di cercarle fuori, forse dovrò solo ricordarmi di fermarmi, chiudere gli occhi e respirare.
Mi siedo, e ascolto, ormai è diventata un’abitudine, torno a terra e sorrido, non è più così brusco staccarmi da quella dimensione.
Chissà cosa succederà, ma questa è un’altra domanda.
Per oggi va bene così.
già il titolo è ironico e invitante. e non tradisce le aspettative, pur essendo, il racconto, un diario intimissimo e disperatissimo…Ormai abbiamo capito che la scrittrice sa sempre come uscirne; ma vogliamo sapere ogni volta come fa. ne va del nostro sonno
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